mercoledì 16 maggio 2012

Incontro

presso il villaggio stava , Darkòm, l' eroe da noi descritto al cui pervenire una donna dall' evanescente aspetto lo trattiene dicendogli vicino la madre la qual non  (la)scorge
<<vien presso di me, presso Roma affinché d' essa tu porti splendore tra le sacre mura, tu schiavo ch' il fato vuole che Roma comandi verso la sua stessa rovina>>
ed egli non comprendea e la mendicante di stracci, poiché così si trasformò la figura dall' evenascente aspetto , gli rivolse fugaci parole
<<lascia la tua terra per Roma splendente verso la qual il mondo stesso si volta(gira)>>
<<eppur ,qual sia modo ? >>
<<Venere ,dal fecondo aspetto di te protettrice e di Roma stessa lascerà il cammin verso la stessa>>
e questa lo lasciò al suo cammino il qual proseguiva senza intoppi e senza che lui comprendesse finché ,durante un viaggio, presso il deserto il fato gli si rivelò
(notte, deserto, il freddo raggela gli animi, Darkòn dorme steso al suolo )
(Darkòn sente uno strattone e si sveglia )
uomini in lontanza ,barbari, stavan tentando violenza  alla madre, il mercante ucciso e lui al suolo serrata la sua forza dalle strette delle mani a lui avverse
ma il cielo così non volle e Venere,dall' alto dello stesso, veduto (arcaicismo, visto) il misfatto  e chiamata dal fato che le sue intenzioni sapea, volle che lui rimanesse in vita ritardando il suo fato di morte il qual l' avea stabilita per l' altra, straziata all' angolo dolente e così ofuscati li animi egli all' altra sponda del fiume lì prossimo si trovava con una ragazza ,Venere, dal gentil aspetto travestita
<<chi sia tu? O giovine donna?>>
<<son colei che ti guida verso la Roma alla qual fato t' ha destinato , Roma suprema il cui ciel splendente radioso mostra la sua potenza>>
Allor, Venere, ertasi a guida, l' assuefò senza che lui s' accorgesse della madre uccisa  di cui a pochi metri il corpo
<<vien con me>>dicea la povera donna e lui la seguiva dal suo profumo sublime assuefatto benché lei si sentisse in colpa, in colpa poiché raggirava il ragazzin fuggiasco a favor degli ideali della grande e così,essendosi lui addormentato, si rese ella stessa Venere suprema nell' aspetto asserendo ad ella stessa dal petto fiorente
<<ecco, ed il fato m' affida tal destino ch' io stesso ho chiesto d' aver,eppur aver lui,privarlo per la gloria d' una Roma evanescente dal suo stesso destino in funzione di un altro !Che io possa essere più giusta, ché tanto vigliacca da seguir la fatal (del fato) scelta per poi sol ritardarla senza oppormi all' amaro destino
ma ,se il fato dall' eterna saggezza tal cosa ha scelto, che sia mia decisione il fatto di seguir il suo divino operato affinché anch' io, sol dea, m' illumini della sua sapienza>>
diceva ,diceva la povera che gemendo poneva il tenero petto sul cespuglioso terreno gemendo invano ed al mattino mostrando altro aspetto,quello da bambina assuefante il ragazzin dal dolce aspetto verso una Roma in  cui le stessa perdeva credenza non avendo speranze nell' assuefar un fanciullo vicin  cui sol male s' avvolge  a favor d' altro ed altro ancora e lei temeva che tal fosse destino benché cercasse di destar se stessa pensando ch' il fato non avrebbe potuto non aver opposizione da parte di chi le sue scelte pativa
il ché implico che lei lo perdesse, perdesse il suo senso di moderatezza rendendolo servo di credenze per le quali Roma fosse l' unica ,splendente e raggiante, credenza di cui(che) ella stessa, nel sua coscienza, sapeva esser sol di fallacia essenti(è un gioco di parole poetico ,l' essenti non servirebbe per la costruzione sintattica della frase)

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