martedì 3 luglio 2012

fine


<<e ora vedo sfumare tale sogno nelle tenebre   di un mondo nel qual non c’ è altra speranza per la quale vivere se non la morte stessa che i dolori rimuove non essendoci altro per il qual flagellarsi ,non essendoci spiraglio di luce se sol barbari che sol la distruzione conoscono scorazzano per territori da Roma governati,non essendoci altro da sostenere ai bambini cercanti la pace in un globo nel quale la stessa,se non in Roma, non può aver sede,nel quale  unica pulsione per la quale condurre la propria essenza verso la morte è terminata nel buio di quel semplice e inconsapevole patriottismo insieme al desiderio di danaro che guida i barbari e il mondo intero  inibendo irremovibilmente   la possibilità  di aver nell’ immaginazione posti nel quale un giorno ricever ricovero senza che l’ ansia di pugne in ogni dove si spandesse ,ove la sola civiltà e l’ amore regnano sovrani,incontrastati e invece ora ….. ora ,se fossi nato,chi mi avrebbe spinto a perseguir tal cammino? Chi se coloro che amo solo per quello mi portavano avanti ?Sol per la consapevolezza che un giorno un posto migliore e vita degna di un uomo  avrei scovato ad ovest,alle foci d’ un fiume chiamato Tevere famoso anch’ esso per aver di Roma allattato il popolo d’ acqua ? E invece ciò in cui finora ho creduto sembra sgretolarsi nel solo sapere  il fatto che mai tale posto è esistito se non nei miei sogni nei quali dimoravo non volendo scorger col capo verso una gioia che non  esisteva per cui ,se la stessa esiste, allora che anche Roma che la stessa crea possa risorgere nei miei pensieri,possa esser viva come lo è sempre stata poiché sol in essa ho trovato riparo……..fino ad ora ….per sempre>>
    (anela ansioso per l’ avvenire mentre la dea lo osserva interdetta,sgomenta di ciò che era accaduto ,più che all’ esterno nell’ animo suo)
Comprese ella cosa aveva commesso ,comprese come ciò che credeva fosse sol gesto di vendetta senza che etica o morale fosser presenti, sapeva un qualcosa che lei stessa aveva presente rinnegando il fatto che civiltà straniera fosse maggiormente avanzata poiché ,non potendo ciò ammetter ,benché sapesse che nell’ animo suo ,rimossa senza che scalpor nello spirito, l’ inducesse  alla riflessione, tale speranza che il suo popolo fosse nello stesso modo in cui Roma aveva delineato il suo,  serbava non volendo realizzarla avendo timor che ciò sminuisse un popol di barbar portato alla copia d’ altri sebben sol questa s’ intravedesse in quanto unica via guidante verso la civiltà allor ,sconvolta,uscì d’ improvviso scatto(poet.) chiedendosi coi pensieri che nessuno udiva
<<cos’ è tale pulsione che mi spinge a frenar la mia missione verso la quale tendo ,cosa sospinge una dea ,perfetta nel suo essere, a compier passi da ella non voluti?>>
Allor ,essendo dea ,apparse nei pressi di Roma  ad osservarne la disfatta credendo che la stessa possa riportarle antico desiderio ma ,adocchiate  la macerie della stessa,essendo già oramai i nemici passati e scesi nel meridione, pianto incalzante l’ animo fuoruscì travolgente avendo compreso cosa ella aveva compiuto infame lasciando che nemici travolgessero l’ unico ristoro al quale ognuno si reca sol per ricchezze inesistenti ,per semplice,carnale vendetta non potente esser alla pari del desio di chi ,bambino o adolescente,cerchi pace in un mondo convulso i cui tutti agognare premevano nell’ inconscio(agognare è il soggetto benché manchi allo stesso l’ articolo) per  chi di essi(riferito ad agognare,essendo il verbo sostantivato al plurale) aveva spezzato ogni speranza insieme a quella che lei stessa aveva ,accecata dall’ ira e dall’ invidia per la città medesima ,adombrata dal suo voler dimostrare possanza superiore ,benché la stessa,effimera,scomparse nell’ istante stesso in cui comprese il suo peccar macchiante l’ animo.
                                                                      Cap.6
Nacque ,ella ,dalla carnal violenza di chi ,dopo tante delle stesse, non ne era soddisfatto per cui ,compiutane una,ne eseguiva un ‘ altra il magnifico Giove,dedito ai sensi occultanti lo spirito,tra le qual violenze ne venne fuori una con  dea adorata nell’ esotico oriente al cui seno ella si dirigeva non avendo che sol quello essendo da tal violenza nata senza aspettativa altra. Cresciuta,sol nella madre cercava riparo ,sol in essa aveva passione odiando ogni violenza sapendo il modo in cui ella fu procreata ma ,diventata regina d’ oriente tra gli immortali(di oriente),ella ,presa dal crudel istinto di sottometter l’ occidente avendo lo stesso come re ,essendo maggiormente adorato in ponente, colui avente commesso l’ atto impudico,  massacrò le genti perseguendole sol perché da occidente venienti mentre ella godeva del dolore altrui così proseguendo con Darkòn che ella possedeva coi suoi poteri comprendendo come odio immenso la portò a ciò che   lei stessa amava(inconsapevolmente,s’ intende) invero ombrò a ella stessa il fatto che la madre ,priva d’ ausilio,da Venere suprema trovò accoglimento la quale con poteri divini rese la donna partorita la miglior per beltate al di fuor della dea stessa (ossia di Venere) ma ciò non poteva ricordarlo, se l’ astio il tutto accecante ricoprì d’ altro tutto ciò che poteva rammentarle la felicità suprema conducendola al livore più assoluto nei confronti dell’ occidente del quale ella stessa notava sol le impurità allor tutto le venne in mente in tal istante mentre piangente comprese il perché della sua azione avendo cognizione di ciò in  cui ella stessa scovò supporto,ossia Roma poiché Venere lì condusse la madre ,lì la sorresse ,lì crebbero essendo posto nel qual preoccupazion dei barbari non ci fosse,essendo la pace eterna regnante, non volendo Venere che Giove scoprisse che ella ausiliasse donna da lui violentata essendo i cieli posto nel qual l’ avrebbe potuto scoprirla  ,  dopodiché  ella dovette comandar l’ oriente ,eppur ciò non aveva nella sua mente offuscata ,ciò non poteva subito comprenderlo mentre ora tutto ,con impeto che da tempo fremeva di fuoriuscir di scatto , tracimava al di fuori d’ ogni norma finché ,compreso il suo sogno ,ossia quello di trovar pace dalla carnal violenza ,compreso di aver infranto ciò in cui lei stessa credeva essendo quello ,posto nel quale giustizia vigeva ,con parole alacri(qui nel senso esteso di veloci,celeri) terminò la sua vita passata ,priva di cognizion di causa dopo che cinse la testa avendo rimembri  tormentosi dopo che ,ritornatole alla mente, sciabordavano l’ animo per il soffrir passato ch’ ora la raggiunse violentemente ,dopo grida ed urla per ciò che lei aveva rimosso volendo solo aver nella mente l’ eroico,per lei prima passato ,nel quale comandava perseguendo politica d’ orrore,politica per la qual or si doleva alla consapevolezza di ciò che ottenne nella mente peccatrice  ,ora che il tutto le illuminò il capo trasportandone alla morte  
<<O sangue maledetto, ricopri il mio corpo privo d’ amor per la causa per la qual qui giaccio ,io ,eterna tra le dea,per aver permesso che ,resa rabbuiata la mia mente,Darkòn ,per il qual oramai comprendo d’ aver pulsioni,osservi ,oramai vicino, ciò che l’ astio ha generato falciando le vite di coloro che non avevan mezzo,se non Roma stessa,per ritrovar giustizia  tra barbari da me indegnamente comandati al fronte mentre  sol rancore ho visto diffondersi poiché ,or piangendo, comprendo come io non abbia ammazzato colui per amor verso il quale  vivo comprendendo come lo stesso(riferito all’ amore) mi abbia ostacolato ,benché sia sottomesso all’ astio per colui che qui non ha ragion d’ essere, mentre bambini e coloro che a vita felice aspiravan il tutto oscurarsi  li soffoca tra i loro desideri di raggiunger la città perfetta,portatrice di giustizia, che a causa mia ho depravato.
Possa quindi morire ,indegna tra le dee, per aver reso l’ unico lume spento a causa d’ eterno astio portante alla pazzia>>(Gli dei ,rammento,benché siano immortali,posso essere uccisi e quindi suicidarsi,per esempio Crono è morto a causa di Zeus)
                                          Cap.7
(Olimpo ,Giove ,Venere)
Giove ,chiamata urgentemente   Venere  senza che essa abbia tempo di attaccar parola ,parlò irriverente
<<il fato chiede che dei non si prostrino agli uomini divenendo mortali  per cui io,re tra gli stessi,ti ordino di scender,o figlia,affinché tu possa frenar la dea che davanti alle bianche,oramai distrutte, porte di Roma,giace, adducendo(a se stessa)ciò che solo ai mortali è permesso(la morte,ndr)>>(naturalmente qui è il fato che avverte,in quanto entità divina,giove,supremo tra gli dei.  )
<<come ? Come può Roma cader senza che io sappia? Io pensante a Darkòn l’ ho spinto ad amar ,a viver per la stessa non potendo permetter che lui vedesse ciò per il qual più di tutto ha condotto la flebil mortal vita>>
<<scendi,o Venere, poiché ai mortali s’ addice la morte e l’ apparenza ,ai divini la saggezza e l’ eterno divenire>>
ella raggiunse frettolosa Roma,essendo dal padre questo ordinato,osservando colei che dedusse fosse dea affermando ,apparsa tra la luce che il corpo emise,volendo ella così,per ora, mostrarsi
<<fermati ,o dea,essendo tu la stessa ,non potendo quindi osteggiare ciò che di eterno è intrinseco degli dei>>
<<ma come posso ?O dea  di cui non posso ravvisar il volto ,protetto da luce abbagliante,come posso non lasciar la vita il cui destino sarebbe quello di soffrir in perpetuo modo ,se ho influenzato colui nei confronti del quale ho scoperto amore,prima dall’ odio coperto,affinché a Roma,eterna per le grazie ,non scendesse non portandolo alla morte per tale pulsione?(lei solitamente ammazzava gli occidentali ,pervasa dall’ ira quindi lei deduce che il fatto che non l’ abbia attuato sia causato dal suo amore nell’ inconscio pulsante che ora conosce) (intreccia le nivee mani portate al petto)(si sottintendono molte parti sintattiche in tale frase)Io che occidentali ho massacrato per violenza da loro non commessa,io che or scorgendolo nei suoi sentimenti ho scoperto d’ amar l’ uomo alla cui morte  condurrò a causa del mio atto che contro la giustizia ,contro l’ umanità intera si schiera,protetto   fin d’ ora dalla mia inconsapevolezza>>
Allora ella comprese il perché del fatto che Darkòn non si smuovesse se non quando ella con poteri arcani ne impedì influenza mentale se non quella della pulsion a tendere verso Roma ed ebbe dilemma ad accettar che ella,avente responsabilità poiché non lo schermò pur essendo dea, lo offese quasi deturpandone l’ onor ai Romani sacro ordinandogli di pervenir a Roma con tono mostrante sdegno verso coloro che alla stessa non si dirigevano sorreggendola ,essendo romani, allora cadde anch’ essa in altro sconforto ,già avuto dal peso gravoso del fatto che ella su Roma gli infuse idee e onor per il quale egli viveva senza prender in considerazione che la stessa potesse nel nulla smantellarsi,manipolando menti affinché Roma servissero senza che pensasse al modo in  cui le stesse potesser accettar la fine dell’ ente dalla  dea,inconsapevole al principio di ciò,  a loro destinato per cui comprese come aveva macchiato una vita di speranze per lei inesistenti che ora nel baratro della morte andavano sgretolandosi mentre ella con la dea aveva destino ancor più  crudele di osservarne dall’ alto lo strazio  senza poter usufruir della stessa per spezzar patimento incessante e per loro eterno poiché fato così avrebbe voluto ,e or ,essendo dea ,lo comprese(ossia ora il fato rende noto il futuro prossimo a Venere),ossia che Darkòn  ,raggiunta Roma,non possa dagli dei oramai aver supporto essendo destino che egli lì morisse ,affranto da sogno ,oramai incolmabile d’ altro che potesse sostenerlo.
   Allor ella(la dea dall’ oriental volto)  ,senza proferir alcunché, acconsentì alla dea palpandole la mano abbassata insieme al corpo della stessa dall’ oriental volto a venere,ancor sovrabbonda di luce, inginocchiata (non è riferito a Venere a  differenza dell’ aggettivo precedente,ndr) .Allor Venere la condusse nell’ alto dei cieli in attesa di ciò che oramai era prossimo ad accadere essendo Darkòn vicino alle mura dell’ Urbe.

                                                   Cap.8

(leggere abbastanza velocemente evitando di seguire le virgole che avrei dovuto al testo aggiungere,alla fine del testo ,come in altre parti,la punteggiatura è personale e segue il modo in cui dovrebbe essere letta o affermata dai personaggi,ndr)Galoppava senza sosta evitando di girarsi all’ indietro per osservar la distanza da lui avuta nei confronti della turba  ,essendo le sue truppe, dovendo accorrer a Roma speranzoso che la stessa sia lì a risieder luccicate delle mura(vedi una nota già prima scritta) ,non potendo concepire disegno allo stesso da lui prima designato opposto avendo sol lo stesso in quanto luce guidante ogni suo agire ,sebben ,lì arrivato, vision tremenda davanti a lui fece capo(qui ho contratto la parte finale della parola capolino)  lasciando che ,prima l’ interdizione,poi tracimante sofferenza gli pervenga fin nelle viscere dell’ animo non permettendogli respiro squilibrandosi quasi all’ indietro ,poggiato sulle ginocchia sui corpi di coloro che battaglia cruciale davanti alle mura medesime avevan affrontato mentre egli ,anche lui,tanto immoto era,sembrava morto tra i cadaveri ricadenti  l’ un sull’ altro in pile sempre maggiori. Allor torse egli stesso rinnegando il tutto ,lacerandosi con ciò che aveva ,essendo lama(ossia ciò che aveva era una lama),con ferite che su tutto il corpo si dilungavan  tra le quali ,certe ,antiche,(erano)aperte tra gli spasmi mentre oramai colmo di sangue si nascondeva con  contorcimento tra le masse imputridite riempiendosi di vermi che corpi dilaniavano insieme ad altro sangue portato dagli stessi finché ,dopo tale attimo di pazzia irreprimibile venuta dall’ inconscio,egli correndo sfrenato tra i corpi aprì la porta,devastata dall’ aggression brutale, d ‘accesso alla città desolata scovando palazzi o edifici privi d’ alcun sostegno portante caduti a pezzi;altri ,se ancor in piedi,a stento reggevan(se stessi)  mentre sol degrado si faceva strada al suo arrivo senza che anima viva trovasse ,se non ciò che le stesse avrebbe dovuto ospitare ,oramai in decomposizione(riferito a ciò) , mentre ,ripulitosi da ciò che aveva ,insozzato egli  d’ ogni tipo di  illuvie provocate dalla scarmiglia(scarmaglia qui assume il significato antico di azzuffata), sborrò(uscì con impeto,arcaicismo)d’ ogni tipo di lume lasciando che cielo infuocato d’ odio (qui non si fruisce solo della parola esprimente l’ emozione ma anche dell’ immagine consapevole che dal sentimento medesimo nella mente di Darkòn  scaturisce) gli venisse in mente non avendo altro al quale far appello se non lo sfogo compulsivo(nel significato di costrittivo)  ,essendo lo stesso privo di schemi dati dalla ragion prima imperante(qui compulsivo lo si utilizza poiché costringe la mente ad evitar di essere razionale),perseguendo nel suo immondo cammino(il modo in cui camminava,ossia pieno di vermi o altro pattume ,rende il cammino stesso immondo).
Pervenne allora nel posto in cui ,da ragazzo ancor spensierato,s’ abbasso davanti alla statua d’ un imperatore per lui a quel tempo Roma rappresentante(leggi note precedenti) lodando Venere la quale oramai anch’ egli amava allor lì fredda(ossia in quel momento,nel quale lui da piccolo arrivò a Roma notando che venere con lui non ebbe la stessa fanciullezza mostrandosi dea, fredda rispetto al suo amore,lì scandisce una locazione temporale,non locale,ossia del luogo) mente riprese coscienza assoggettando l’ altra (ossia il suo sé che voleva che lui dalle emozioni fosse guidato)maggiormente pulsante poiché il ricordo lo rese consapevole di ciò che ,caduto, rappresentava la sua essenza allora con il mantello purpureo stracciato ,avente il simbolo dell’ aquila predatrice,rappresentante la sua locazione  sociale nell’ esercito,s’ inchinò prima alla statua medesima oramai cadente poi alzatosi ,poggiata una mano al petto e l’ altra avente arma, affermò solenne
<<che possa il sol ,la terra o altro astro collassar in un tutt’ uno non essendo degni di girovagar nel cosmo senza che Roma si ponga  come guida nell’ arduo cammino il divenire imperante, mentre ciel stellato finisca di emanar luce non rispecchiante realtà nella  qual la stessa lì(lì =nel cielo,lui parlando guada il cielo) appare aliena al nostro esser dovendo lo stesso ricercar ciò che sfugge essendo sol sogno non realizzabile. Ciò ,suprema felicità è il nome,regna nei nostri cuori nella consapevolezza che gli stessi non possan ottenerla ,affranti per ciò mentre, ciò che accade conferma gravoso avvenire dal fato scelto per il qual l’ uomo ,dalla volubil essenza, non può altro che proseguir sentiero nel qual riparo dal male o altro patimento non scorge ravvisandone  sempre incombente,mentre la pace ,o ciò che più conta,stenta ad aver visualizzazione in un mondo in cui la stessa,volubil come l’ uomo anch’ essa,  permane nell’ aura d’ un pensiero candido  dal quale la stessa non si smuove divenendo realtà stabile ed eterna,distante da ciò che qui ho intravisto;poiché ,oggi e per sempre,tra le macerie ; unico barlume .S’ è spento>>(la resa del testo è personale,insieme all’utilizzo della punteggiatura che rispecchia il modo in cui egli scandisce il testo insieme al ragionamento sottostante lo stesso,nel contempo della recitazione del quale egli afferra il suo gladio adocchiandolo prima del fatal atto)
(s’ ammazza)
Pianti dall’ alto dagli dei afflitti si riversan sul cosmo alla morte di colui per il qual Venere  insieme alla dea prima a lei avversa sentimenti contorti all’ amor tendenti provava mentre le stesse scuotendosi l’ un l’ altra con impetuosi abbracci compatenti premevan affinché la compagna la(qui è singolare l’ articolo poiché si riferisce al fatto che una delle due chiedesse all’ altra appoggio fisico ,quindi psicologico,per l’ accadimento) sorreggesse mentre tra le due nessuna aveva presente un futuro nel qual la consapevolezza eterna oberasse  alla stessa maniera premendo su ogni impulso che potesse sospingerle avendo sol tendenza verso il vuoto assoluto non essendoci ché tormento o tribolazione(rafforzativo il secondo rispetto al primo ,essendo di stesso significato).Sol sangue tra lor ,nei pianti,si poteva scrutar dal basso se con occhio attento si osservasse ben il cielo essendo le dee flagellanti l’ un ‘altra per traboccante strazio non contenenti  (che i loro animi non contengono) loro animi oramai espiati dalla sofferenza ad altro spasimo.(qui dalla e ad indicano il fatto che ,espiata un po’ della colpa con sofferenza, altra ne verrà subito dopo;per fare in modo che si evinca ciò bisogna anche notare l’ utilizzo delle preposizioni che indicano un moto a luogo figurato ossia un  passaggio perpetuo ed inarrestabile tra un patimento all’ altro) 

Nessun commento:

Posta un commento