<<e ora vedo sfumare tale sogno nelle tenebre di un
mondo nel qual non c’ è altra speranza per la quale vivere se non la morte
stessa che i dolori rimuove non essendoci altro per il qual flagellarsi ,non
essendoci spiraglio di luce se sol barbari che sol la distruzione conoscono
scorazzano per territori da Roma governati,non essendoci altro da sostenere ai
bambini cercanti la pace in un globo nel quale la stessa,se non in Roma, non
può aver sede,nel quale unica pulsione
per la quale condurre la propria essenza verso la morte è terminata nel buio di
quel semplice e inconsapevole patriottismo insieme al desiderio di danaro che
guida i barbari e il mondo intero
inibendo irremovibilmente la possibilità di aver nell’ immaginazione posti nel quale un
giorno ricever ricovero senza che l’ ansia di pugne in ogni dove si spandesse
,ove la sola civiltà e l’ amore regnano sovrani,incontrastati e invece ora …..
ora ,se fossi nato,chi mi avrebbe spinto a perseguir tal cammino? Chi se coloro
che amo solo per quello mi portavano avanti ?Sol per la consapevolezza che un
giorno un posto migliore e vita degna di un uomo avrei scovato ad ovest,alle foci d’ un fiume
chiamato Tevere famoso anch’ esso per aver di Roma allattato il popolo d’ acqua
? E invece ciò in cui finora ho creduto sembra sgretolarsi nel solo sapere il fatto che mai tale posto è esistito se non
nei miei sogni nei quali dimoravo non volendo scorger col capo verso una gioia
che non esisteva per cui ,se la stessa
esiste, allora che anche Roma che la stessa crea possa risorgere nei miei
pensieri,possa esser viva come lo è sempre stata poiché sol in essa ho trovato
riparo……..fino ad ora ….per sempre>>
(anela ansioso per
l’ avvenire mentre la dea lo osserva interdetta,sgomenta di ciò che era accaduto
,più che all’ esterno nell’ animo suo)
Comprese ella cosa aveva commesso ,comprese come ciò che
credeva fosse sol gesto di vendetta senza che etica o morale fosser presenti,
sapeva un qualcosa che lei stessa aveva presente rinnegando il fatto che
civiltà straniera fosse maggiormente avanzata poiché ,non potendo ciò ammetter ,benché
sapesse che nell’ animo suo ,rimossa senza che scalpor nello spirito, l’
inducesse alla riflessione, tale
speranza che il suo popolo fosse nello stesso modo in cui Roma aveva delineato
il suo, serbava non volendo realizzarla
avendo timor che ciò sminuisse un popol di barbar portato alla copia d’ altri
sebben sol questa s’ intravedesse in quanto unica via guidante verso la civiltà
allor ,sconvolta,uscì d’ improvviso scatto(poet.) chiedendosi coi pensieri che
nessuno udiva
<<cos’ è tale pulsione che mi spinge a frenar la mia
missione verso la quale tendo ,cosa sospinge una dea ,perfetta nel suo essere,
a compier passi da ella non voluti?>>
Allor ,essendo dea ,apparse nei pressi di Roma ad osservarne la disfatta credendo che la
stessa possa riportarle antico desiderio ma ,adocchiate la macerie della stessa,essendo già oramai i
nemici passati e scesi nel meridione, pianto incalzante l’ animo fuoruscì
travolgente avendo compreso cosa ella aveva compiuto infame lasciando che
nemici travolgessero l’ unico ristoro al quale ognuno si reca sol per ricchezze
inesistenti ,per semplice,carnale vendetta non potente esser alla pari del
desio di chi ,bambino o adolescente,cerchi pace in un mondo convulso i cui
tutti agognare premevano nell’ inconscio(agognare è il soggetto benché manchi
allo stesso l’ articolo) per chi di essi(riferito
ad agognare,essendo il verbo sostantivato al plurale) aveva spezzato ogni
speranza insieme a quella che lei stessa aveva ,accecata dall’ ira e dall’
invidia per la città medesima ,adombrata dal suo voler dimostrare possanza
superiore ,benché la stessa,effimera,scomparse nell’ istante stesso in cui
comprese il suo peccar macchiante l’ animo.
Cap.6
Nacque ,ella ,dalla carnal violenza di chi ,dopo tante delle
stesse, non ne era soddisfatto per cui ,compiutane una,ne eseguiva un ‘ altra
il magnifico Giove,dedito ai sensi occultanti lo spirito,tra le qual violenze ne
venne fuori una con dea adorata nell’
esotico oriente al cui seno ella si dirigeva non avendo che sol quello essendo
da tal violenza nata senza aspettativa altra. Cresciuta,sol nella madre cercava
riparo ,sol in essa aveva passione odiando ogni violenza sapendo il modo in cui
ella fu procreata ma ,diventata regina d’ oriente tra gli immortali(di oriente),ella
,presa dal crudel istinto di sottometter l’ occidente avendo lo stesso come re
,essendo maggiormente adorato in ponente, colui avente commesso l’ atto
impudico, massacrò le genti
perseguendole sol perché da occidente venienti mentre ella godeva del dolore
altrui così proseguendo con Darkòn che ella possedeva coi suoi poteri
comprendendo come odio immenso la portò a ciò che lei stessa amava(inconsapevolmente,s’
intende) invero ombrò a ella stessa il fatto che la madre ,priva d’ ausilio,da
Venere suprema trovò accoglimento la quale con poteri divini rese la donna
partorita la miglior per beltate al di fuor della dea stessa (ossia di Venere)
ma ciò non poteva ricordarlo, se l’ astio il tutto accecante ricoprì d’ altro
tutto ciò che poteva rammentarle la felicità suprema conducendola al livore più
assoluto nei confronti dell’ occidente del quale ella stessa notava sol le
impurità allor tutto le venne in mente in tal istante mentre piangente comprese
il perché della sua azione avendo cognizione di ciò in cui ella stessa scovò supporto,ossia Roma
poiché Venere lì condusse la madre ,lì la sorresse ,lì crebbero essendo posto
nel qual preoccupazion dei barbari non ci fosse,essendo la pace eterna
regnante, non volendo Venere che Giove scoprisse che ella ausiliasse donna da
lui violentata essendo i cieli posto nel qual l’ avrebbe potuto scoprirla , dopodiché ella dovette comandar l’ oriente ,eppur ciò
non aveva nella sua mente offuscata ,ciò non poteva subito comprenderlo mentre
ora tutto ,con impeto che da tempo fremeva di fuoriuscir di scatto , tracimava
al di fuori d’ ogni norma finché ,compreso il suo sogno ,ossia quello di trovar
pace dalla carnal violenza ,compreso di aver infranto ciò in cui lei stessa
credeva essendo quello ,posto nel quale giustizia vigeva ,con parole alacri(qui
nel senso esteso di veloci,celeri) terminò la sua vita passata ,priva di
cognizion di causa dopo che cinse la testa avendo rimembri tormentosi dopo che ,ritornatole alla mente,
sciabordavano l’ animo per il soffrir passato ch’ ora la raggiunse
violentemente ,dopo grida ed urla per ciò che lei aveva rimosso volendo solo
aver nella mente l’ eroico,per lei prima passato ,nel quale comandava
perseguendo politica d’ orrore,politica per la qual or si doleva alla
consapevolezza di ciò che ottenne nella mente peccatrice ,ora che il tutto le illuminò il capo
trasportandone alla morte
<<O sangue maledetto, ricopri il mio corpo privo d’
amor per la causa per la qual qui giaccio ,io ,eterna tra le dea,per aver
permesso che ,resa rabbuiata la mia mente,Darkòn ,per il qual oramai comprendo
d’ aver pulsioni,osservi ,oramai vicino, ciò che l’ astio ha generato falciando
le vite di coloro che non avevan mezzo,se non Roma stessa,per ritrovar
giustizia tra barbari da me indegnamente
comandati al fronte mentre sol rancore ho
visto diffondersi poiché ,or piangendo, comprendo come io non abbia ammazzato
colui per amor verso il quale vivo comprendendo
come lo stesso(riferito all’ amore) mi abbia ostacolato ,benché sia sottomesso
all’ astio per colui che qui non ha ragion d’ essere, mentre bambini e coloro
che a vita felice aspiravan il tutto oscurarsi
li soffoca tra i loro desideri di raggiunger la città perfetta,portatrice
di giustizia, che a causa mia ho depravato.
Possa quindi morire ,indegna tra le dee, per aver reso l’
unico lume spento a causa d’ eterno astio portante alla pazzia>>(Gli dei
,rammento,benché siano immortali,posso essere uccisi e quindi suicidarsi,per
esempio Crono è morto a causa di Zeus)
Cap.7
(Olimpo ,Giove ,Venere)
Giove ,chiamata urgentemente Venere
senza che essa abbia tempo di attaccar parola ,parlò irriverente
<<il fato chiede che dei non si prostrino agli uomini
divenendo mortali per cui io,re tra gli
stessi,ti ordino di scender,o figlia,affinché tu possa frenar la dea che
davanti alle bianche,oramai distrutte, porte di Roma,giace, adducendo(a se
stessa)ciò che solo ai mortali è permesso(la morte,ndr)>>(naturalmente
qui è il fato che avverte,in quanto entità divina,giove,supremo tra gli dei. )
<<come ? Come può Roma cader senza che io sappia? Io
pensante a Darkòn l’ ho spinto ad amar ,a viver per la stessa non potendo permetter
che lui vedesse ciò per il qual più di tutto ha condotto la flebil mortal
vita>>
<<scendi,o Venere, poiché ai mortali s’ addice la
morte e l’ apparenza ,ai divini la saggezza e l’ eterno divenire>>
ella raggiunse frettolosa Roma,essendo dal padre questo ordinato,osservando colei che dedusse fosse dea affermando ,apparsa tra la luce che il corpo emise,volendo ella così,per ora, mostrarsi
ella raggiunse frettolosa Roma,essendo dal padre questo ordinato,osservando colei che dedusse fosse dea affermando ,apparsa tra la luce che il corpo emise,volendo ella così,per ora, mostrarsi
<<fermati ,o dea,essendo tu la stessa ,non potendo
quindi osteggiare ciò che di eterno è intrinseco degli dei>>
<<ma come posso ?O dea
di cui non posso ravvisar il volto ,protetto da luce abbagliante,come
posso non lasciar la vita il cui destino sarebbe quello di soffrir in perpetuo
modo ,se ho influenzato colui nei confronti del quale ho scoperto amore,prima
dall’ odio coperto,affinché a Roma,eterna per le grazie ,non scendesse non
portandolo alla morte per tale pulsione?(lei solitamente ammazzava gli
occidentali ,pervasa dall’ ira quindi lei deduce che il fatto che non l’ abbia
attuato sia causato dal suo amore nell’ inconscio pulsante che ora conosce) (intreccia
le nivee mani portate al petto)(si sottintendono molte parti sintattiche in
tale frase)Io che occidentali ho massacrato per violenza da loro non commessa,io
che or scorgendolo nei suoi sentimenti ho scoperto d’ amar l’ uomo alla cui
morte condurrò a causa del mio atto che
contro la giustizia ,contro l’ umanità intera si schiera,protetto fin d’
ora dalla mia inconsapevolezza>>
Allora ella comprese il perché del fatto che Darkòn non si
smuovesse se non quando ella con poteri arcani ne impedì influenza mentale se
non quella della pulsion a tendere verso Roma ed ebbe dilemma ad accettar che
ella,avente responsabilità poiché non lo schermò pur essendo dea, lo offese
quasi deturpandone l’ onor ai Romani sacro ordinandogli di pervenir a Roma con
tono mostrante sdegno verso coloro che alla stessa non si dirigevano
sorreggendola ,essendo romani, allora cadde anch’ essa in altro sconforto ,già
avuto dal peso gravoso del fatto che ella su Roma gli infuse idee e onor per il
quale egli viveva senza prender in considerazione che la stessa potesse nel
nulla smantellarsi,manipolando menti affinché Roma servissero senza che
pensasse al modo in cui le stesse
potesser accettar la fine dell’ ente dalla
dea,inconsapevole al principio di ciò,
a loro destinato per cui comprese come aveva macchiato una vita di
speranze per lei inesistenti che ora nel baratro della morte andavano
sgretolandosi mentre ella con la dea aveva destino ancor più crudele di osservarne dall’ alto lo strazio senza poter usufruir della stessa per spezzar
patimento incessante e per loro eterno poiché fato così avrebbe voluto ,e or
,essendo dea ,lo comprese(ossia ora il fato rende noto il futuro prossimo a
Venere),ossia che Darkòn ,raggiunta
Roma,non possa dagli dei oramai aver supporto essendo destino che egli lì
morisse ,affranto da sogno ,oramai incolmabile d’ altro che potesse sostenerlo.
Allor ella(la dea dall’ oriental volto) ,senza proferir alcunché, acconsentì alla dea
palpandole la mano abbassata insieme al corpo della stessa dall’ oriental volto
a venere,ancor sovrabbonda di luce, inginocchiata (non è riferito a Venere
a differenza dell’ aggettivo precedente,ndr)
.Allor Venere la condusse nell’ alto dei cieli in attesa di ciò che oramai era
prossimo ad accadere essendo Darkòn vicino alle mura dell’ Urbe.
Cap.8
(leggere abbastanza velocemente evitando di seguire le
virgole che avrei dovuto al testo aggiungere,alla fine del testo ,come in altre
parti,la punteggiatura è personale e segue il modo in cui dovrebbe essere letta
o affermata dai personaggi,ndr)Galoppava senza sosta evitando di girarsi all’
indietro per osservar la distanza da lui avuta nei confronti della turba ,essendo le sue truppe, dovendo accorrer a
Roma speranzoso che la stessa sia lì a risieder luccicate delle mura(vedi una
nota già prima scritta) ,non potendo concepire disegno allo stesso da lui prima
designato opposto avendo sol lo stesso in quanto luce guidante ogni suo agire
,sebben ,lì arrivato, vision tremenda davanti a lui fece capo(qui ho contratto
la parte finale della parola capolino) lasciando
che ,prima l’ interdizione,poi tracimante sofferenza gli pervenga fin nelle
viscere dell’ animo non permettendogli respiro squilibrandosi quasi all’
indietro ,poggiato sulle ginocchia sui corpi di coloro che battaglia cruciale
davanti alle mura medesime avevan affrontato mentre egli ,anche lui,tanto
immoto era,sembrava morto tra i cadaveri ricadenti l’ un sull’ altro in pile sempre maggiori.
Allor torse egli stesso rinnegando il tutto ,lacerandosi con ciò che aveva
,essendo lama(ossia ciò che aveva era una lama),con ferite che su tutto il
corpo si dilungavan tra le quali ,certe
,antiche,(erano)aperte tra gli spasmi mentre oramai colmo di sangue si
nascondeva con contorcimento tra le
masse imputridite riempiendosi di vermi che corpi dilaniavano insieme ad altro
sangue portato dagli stessi finché ,dopo tale attimo di pazzia irreprimibile
venuta dall’ inconscio,egli correndo sfrenato tra i corpi aprì la
porta,devastata dall’ aggression brutale, d ‘accesso alla città desolata
scovando palazzi o edifici privi d’ alcun sostegno portante caduti a pezzi;altri
,se ancor in piedi,a stento reggevan(se stessi) mentre sol degrado si faceva strada al suo
arrivo senza che anima viva trovasse ,se non ciò che le stesse avrebbe dovuto
ospitare ,oramai in decomposizione(riferito a ciò) , mentre ,ripulitosi da ciò
che aveva ,insozzato egli d’ ogni tipo
di illuvie provocate dalla scarmiglia(scarmaglia
qui assume il significato antico di azzuffata), sborrò(uscì con
impeto,arcaicismo)d’ ogni tipo di lume lasciando che cielo infuocato d’ odio (qui
non si fruisce solo della parola esprimente l’ emozione ma anche dell’ immagine
consapevole che dal sentimento medesimo nella mente di Darkòn scaturisce) gli venisse in mente non avendo
altro al quale far appello se non lo sfogo compulsivo(nel significato di
costrittivo) ,essendo lo stesso privo di
schemi dati dalla ragion prima imperante(qui compulsivo lo si utilizza poiché
costringe la mente ad evitar di essere razionale),perseguendo nel suo immondo cammino(il
modo in cui camminava,ossia pieno di vermi o altro pattume ,rende il cammino
stesso immondo).
Pervenne allora nel posto in cui ,da ragazzo ancor spensierato,s’
abbasso davanti alla statua d’ un imperatore per lui a quel tempo Roma
rappresentante(leggi note precedenti) lodando Venere la quale oramai anch’ egli
amava allor lì fredda(ossia in quel momento,nel quale lui da piccolo arrivò a
Roma notando che venere con lui non ebbe la stessa fanciullezza mostrandosi
dea, fredda rispetto al suo amore,lì scandisce una locazione temporale,non
locale,ossia del luogo) mente riprese coscienza assoggettando l’ altra (ossia
il suo sé che voleva che lui dalle emozioni fosse guidato)maggiormente pulsante
poiché il ricordo lo rese consapevole di ciò che ,caduto, rappresentava la sua
essenza allora con il mantello purpureo stracciato ,avente il simbolo dell’
aquila predatrice,rappresentante la sua locazione sociale nell’ esercito,s’ inchinò prima alla
statua medesima oramai cadente poi alzatosi ,poggiata una mano al petto e l’
altra avente arma, affermò solenne
<<che possa il sol ,la terra o altro astro collassar
in un tutt’ uno non essendo degni di girovagar nel cosmo senza che Roma si
ponga come guida nell’ arduo cammino il
divenire imperante, mentre ciel stellato finisca di emanar luce non rispecchiante
realtà nella qual la stessa lì(lì =nel
cielo,lui parlando guada il cielo) appare aliena al nostro esser dovendo lo
stesso ricercar ciò che sfugge essendo sol sogno non realizzabile. Ciò ,suprema
felicità è il nome,regna nei nostri cuori nella consapevolezza che gli stessi
non possan ottenerla ,affranti per ciò mentre, ciò che accade conferma gravoso
avvenire dal fato scelto per il qual l’ uomo ,dalla volubil essenza, non può altro
che proseguir sentiero nel qual riparo dal male o altro patimento non scorge
ravvisandone sempre incombente,mentre la
pace ,o ciò che più conta,stenta ad aver visualizzazione in un mondo in cui la stessa,volubil
come l’ uomo anch’ essa, permane nell’
aura d’ un pensiero candido dal quale la
stessa non si smuove divenendo realtà stabile ed eterna,distante da ciò che qui
ho intravisto;poiché ,oggi e per sempre,tra le macerie ; unico barlume .S’ è spento>>(la
resa del testo è personale,insieme all’utilizzo della punteggiatura che
rispecchia il modo in cui egli scandisce il testo insieme al ragionamento
sottostante lo stesso,nel contempo della recitazione del quale egli afferra il
suo gladio adocchiandolo prima del fatal atto)
(s’ ammazza)
Pianti dall’ alto dagli dei afflitti si riversan sul cosmo
alla morte di colui per il qual Venere
insieme alla dea prima a lei avversa sentimenti contorti all’ amor
tendenti provava mentre le stesse scuotendosi l’ un l’ altra con impetuosi
abbracci compatenti premevan affinché la compagna la(qui è singolare l’
articolo poiché si riferisce al fatto che una delle due chiedesse all’ altra
appoggio fisico ,quindi psicologico,per l’ accadimento) sorreggesse mentre tra
le due nessuna aveva presente un futuro nel qual la consapevolezza eterna
oberasse alla stessa maniera premendo su
ogni impulso che potesse sospingerle avendo sol tendenza verso il vuoto
assoluto non essendoci ché tormento o tribolazione(rafforzativo il secondo
rispetto al primo ,essendo di stesso significato).Sol sangue tra lor ,nei
pianti,si poteva scrutar dal basso se con occhio attento si osservasse ben il
cielo essendo le dee flagellanti l’ un ‘altra per traboccante strazio non contenenti
(che i loro animi non contengono) loro
animi oramai espiati dalla sofferenza ad altro spasimo.(qui dalla e ad indicano
il fatto che ,espiata un po’ della colpa con sofferenza, altra ne verrà subito
dopo;per fare in modo che si evinca ciò bisogna anche notare l’ utilizzo delle
preposizioni che indicano un moto a luogo figurato ossia un passaggio perpetuo ed inarrestabile tra un
patimento all’ altro)
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